Non possiamo più aspettare. È ormai evidente che il nostro Paese, così come le nostre città – grandi e piccole – abbiano urgente bisogno della partecipazione diretta della società civile per affrontare criticità che non sono più episodiche, ma strutturali.
Ogni giorno i giornali raccontano episodi di aggressioni, spaccio, violenza, totale disprezzo delle regole e fenomeni di malamovida sempre più diffusi. Ma ciò che emerge dalle cronache è solo la superficie di un problema molto più profondo. Le tensioni sociali generate da una cultura occidentale sempre più debole e confusa sono infatti ben più ramificate di quanto spesso si voglia ammettere.
Un problema diffuso, non più marginale
Oggi non esiste città – nemmeno la più piccola – in cui questi problemi non siano diventati la norma. La diffusione “a macchia d’olio” di comportamenti violenti e antisociali non risparmia nessuno: coinvolge giovani e giovanissimi, famiglie, quartieri un tempo tranquilli.
Anche nella nostra città questa escalation è sotto gli occhi di tutti, e fingere di non vederla non è più possibile.
Le radici della crisi
La situazione attuale non nasce per caso. È il risultato di anni in cui il concetto di tolleranza è stato spinto fino a giustificare situazioni gravi e inaccettabili. Si è scelto di spiegare ogni fenomeno esclusivamente attraverso le sue cause sociali, rinviando qualsiasi intervento concreto.
Si è parlato di soluzioni a lunghissimo termine, ignorando deliberatamente l’emergenza del presente.
In questo clima di grande confusione culturale – spesso alimentata e strumentalizzata dalla politica di ogni schieramento – ci troviamo di fronte a famiglie sempre più fragili, divise e disorientate. Famiglie che faticano a svolgere quel ruolo fondamentale di primo presidio educativo, indispensabile per trasmettere ai più giovani il rispetto delle regole e degli altri.
La famiglia: un principio costituzionale
Eppure, la famiglia non è un concetto superato né un’idea ideologica. È un pilastro riconosciuto e tutelato dalla nostra Costituzione.
L’articolo 29 afferma che «la Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio».
L’articolo 30 sancisce il dovere e il diritto dei genitori di mantenere, istruire ed educare i figli.
L’articolo 31 impegna la Repubblica a proteggere la famiglia, la maternità, l’infanzia e la gioventù, favorendone lo sviluppo.
La famiglia è dunque il primo e più efficace strumento di prevenzione della conflittualità sociale. Il ruolo della madre, quello del padre, i rapporti verticali tra generazioni sono fondamentali per imparare a gestire correttamente i rapporti orizzontali tra pari. Indebolire o svilire questi riferimenti significa minare le basi stesse della convivenza civile.
Senza regole non c’è inclusione
Le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti. Il mix di famiglie fragili, istituzioni divise e una cultura in crisi profonda crea il terreno ideale per l’esplosione di fenomeni delinquenziali e di gravi problematiche sociali.
Non è repressione contro inclusione, né sicurezza contro diritti. È la semplice constatazione che senza regole condivise, senza responsabilità e senza presìdi educativi solidi, una società si disgrega.
Il ruolo della società civile
Dopo anni di progressivo distacco dei cittadini dalla cosa pubblica – un distacco chiaramente rappresentato da un astensionismo sempre più strutturale e preoccupante – è giunto il momento di invertire la rotta.
I cittadini devono tornare a farsi sentire dalle istituzioni, per far capire che non sono passivi, ma proattivi, presenti ed esigenti.
Le città sono nostre.
La sicurezza, il decoro, il rispetto delle regole sono diritti, non concessioni da elemosinare. Sono diritti che dobbiamo pretendere.
Essere presenti, vigilare e stabilire un filo diretto con le istituzioni è oggi necessario per invertire la rotta. I comitati non sono altro che questo: strumenti di partecipazione attiva, ponti tra cittadini e istituzioni, segni concreti di una società civile viva e responsabile.
Per il bene delle nostre città, dei nostri figli e del futuro che stiamo costruendo – o distruggendo – oggi.



